IL VIAGGIO DI SMENN parte prima

L’indomani smenn si alzò svegliato dal sole che filtrava tra le fronde dell’albero sotto il quale si era riparato per la notte.

Vesuvius, che pascolava tranquillo poco più in là, alzò e scrollò la folta criniera corvina in segno di saluto.

Il riposo aveva ritemprato le forze e si sentiva pronto ad affrontare il viaggio che lo attendeva verso quella sottile scia di fumo che continuava a salire pigra, ininterrotta verso il cielo.

Approffittò del fiume per rinfrescarsi e rapidamente si vestì, poi preparò Vesuvius con i finimenti da guerra.

Meglio essere prudenti, non so chi potrei incontrare….

Con un balzo fu in sella e attraversò il fiume, puntando deciso verso nord.

Alla sua destra si perdeva a vista d’occhio una vasta area desertica, poco ospitale, quindi decise di dirigersi verso lo specchio d’acqua che vedeva brillare dritto in fronte al suo naso.

Lago sto arrivando….

Spinse il cavallo ad un blando galoppo, guardandosi sempre attorno pronto a cogliere cambiamenti nel paesaggio.

Ma niente e nessuno sembrava assistere il suo passaggio.

La vegetazione rigogliosa che adornava le sponde del fiume ben presto lasciò spazio ad una landa semi desertica, ideale per la sgroppata. Gli zoccoli del cavallo alzavano piccole volute di polvere gialla ad ogni passo.

Le sponde del lago che aveva visto dalla sommità del monte smenn riempivano l’intero orizzonte.

Pian piano il terreno tornò verde e Vesuvius annusò riconoscendo l’acqua vicina. Trottando si avvicinarono alla sponda del lago, di un azzurro cupo, serio, segno che l’acqua era molto profonda.

Ora che faccio? Il fumo sembra alzarsi proprio dall’altra parte del lago, ma non riesco neppure a scorgere la sponda opposta, tanto è lontana. Guadare impossibile, attraversare?

Si guardò attorno, nulla per costruire una zattera… mmmhhhh.

Niente da fare, devo girarci intorno.. da destra o da sinistra?

imagesSmenn estrasse la sua fidata moneta d’oro, appartenente alla sua famiglia da secoli. Su un lato riportava l’effige di un regno ormai dimenticato, un’aquila con alcuni caratteri di una lingua sconosciuta. Sul retro i caratteri continuavano a parlare di qualcosa che mai nessuno era riuscito a tradurre, per quanto smenn avesse chiesto ai migliori scriba che aveva incontrato nel suo vagabondare.

Usava la moneta ogni volta che doveva prendere una decisione importante. Per esperienza sapeva che la moneta mentiva sempre, quindi la lanciava in aria decidendo il da farsi esattamente sul  contrario del risultato del lancio.

Aquila vado a destra, pensò… e lanciò la moneta. La riprese al volo e aprì la mano…. aquila! Bene, andrò a sinistra.

La rimise al sicuro nel panciotto interno dell’armatura e diresse Vesuvius lungo la riva del lago, che sfilava alla sua destra.

Ad un tratto si trovò di fronte una strettoia, formata da una montagnola a strapiombo sull’acqua. Smenn scrutò con attenzione una serie di strane caverne che si aprivano sul fianco del dirupo. Solo uno stretto passaggio permetteva il passaggio senza finire nel lago.

L’istinto gli diceva chiaramente che qualcosa di non proprio amichevole era in attesa all’interno di quelle grotte buie, e il nervosismo crescente di Vesuvius confermava i suoi sospetti.

Si addentrò nella strettoia e la percorse lentamente, ma appena fu possibile spronò decisamente il destriero, che non aspettava altro di potersi lanciare al galoppo….

Vesuvius scattò, ma dall’ultima caverna, in alto, a circa tre metri sopra di loro un potente ruggito fece salire l’adrenalina nel sangue di uomo ed animale.

Via! Urlò smenn, mentre Vesuvius accelerava e passavano sotto alla grotta….

All’improvviso due occhi di fuoco veloci si avvicinarono dal fondo dell’oscurità e con un balzo un enorme tigre dai denti a sciabola uscì allo scoperto.

2x3_Smilodon_24Con due poderosi balzi lasciò la grotta, raggiunse il crinale e si lanciò su smenn.

Smenn sentì il sangue ribollire nel petto.

Con un saltò abbandonò la sella e si girò estraendo la spada. Nello stesso istante in cui i piedi toccarono terra, fece perno sulla gamba destra fendendo l’aria ad altezza della tigre. Tutto durò un lunghissimo secondo. L’acciaio incontrò l’osso occipitale della tigre frantumandolo, penetrando nel cervello della bestia, interrompendo ogni connessione e uccidendola all’istante.

Smenn scivolò di lato, evitando la caduta dell’animale, lo sguardo rivolto all’apertura da dove si era materializzato.

Si fermò, i sensi al massimo, pronto a cogliere qualsiasi altro movimento o rumore…. se la bestia aveva dei compagni, forse avevano deciso che lui non era pane per il loro dentoni affusolati.

Si avvicinò al cadavere. La tigre era lunga quasi tre metri, sicuramente molto giovane, dato che i denti non superavano i 30 centimetri di lunghezza…. un cucciolo, pensò smenn.

Dove c’è un cucciolo c’è il resto della famiglia….

non si fermò neppure a depredare l’animale delle parti commestibili, peraltro molto apprezzate per il sapore eccellente anche da crude.

Guardando la caverna, smenn indietreggiò a distanza di sicurezza, chiamò Vesuvius e velocemente si allontanarono.

Un gruppo di tigri inferocite sarebbe stato un problema anche per lui.

Ma il pericolo e l’azione gli procuravano come sempre un effetto inebriante. Amava il combattimento e il sapore dell’atavica lotta per la vita.

Sapeva di dover vincere, sempre.

Si fermò dopo una galoppata che liberò tossine e adrenalina ad entrambi, lasciò Vesuvius e ripetè il rituale che suo padre prima di lui recitava ad ogni vittoria.

Rivolto al lago alzò le braccia al cielo e per la seconda volta quel mondo nuovo assaggiò il suo nome, urlato a squarciagola, come se le onde potessero portarlo oltre l’altra riva. E forse era così.

Poi ripartì con uno strano ghigno sul viso.

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