VESUVIUS

Vesuvius

La discesa fu molto più agevole della salita.

Smenn raggiunse l’altopiano e immediatamente chiamò il suo fido destriero Vesuvius con un fischio acutissimo che squarciò il silenzio di quel mondo incantato. Poi si sedette in riva la fiume, stanco ma soddisfatto, ad ammirare l’arrivo del tramonto.

Scorgeva ancora il sottile fil di fumo che saliva lontano, da quella che aveva deciso era la sua prossima meta. Ripose le armi ma le tenne a portata di mano.

“Non si sa mai” pensò… e sorrise fra se e se… non c’era anima viva a portata di sguardo.

Ammirò  le acque limpide del fiume che scorreva ai suoi piedi. D’improvviso un pesce fece un balzo fuor d’acqua e si rituffò immediatamente. Un sorrisino apparve sulla faccia di smenn…

“… e se cambiassi dieta? Un po’ di pesce non mi farebbe male!”.

Si alzò, slacciò le cinghie dell’armatura e la lasciò cadere a terra. Prese la lancia corta e si avventurò con prudenza nell’acqua cristallina. Era fredda, e un brivido gli corse su fino alla punta dei capelli. Ma non era profonda, smenn raggiunse quasi il centro del fiume senza bagnarsi il panciotto.

Attese…. ombre scure gli scivolavano vicino alle gambe, per poi guizzare via velocissime. Uno… due…. e tre! Il primo colpo andò a vuoto e provocò un immenso spruzzo di acqua gelida che inzuppò smenn.

“cavoli! Distruggo draghi e golem e nn son capace di prendere un pesce?”

Si fermò, di nuovo immobile e le ombre si avvicinarono ancora a lui. Uno… due… e tre! Il fendente colpì l’obbiettivo… e la lancia rimase conficcata nel fondale. Raggiante smenn la tolse e la alzò al cielo: un bel pescione era infilzato e cercava di liberarsi senza successo, invelandolo si schizzi. Ma smenn non se ne curò, guadagnò di nuovo la riva e con un colpo di machete ben assestato mise fine alle pene del malcapitato.

“mhhhhh, questo stasera si fa festa!”.

Pulì il pesce. Infilandolo nella lancia preparò un falò e lasciò che la fiamma si trasformasse in brace. Il pesce emanava un buon odore mentre cuoceva, e smenn lo girava sapientemente ogni tanto.

D’improvviso un rumore lo fece sobbalzare! La mano corse alla spada.

“Atz… sono praticamente nudo!” pensò…

Era Vesuvius, che dopo una lunga galoppata aveva aggirato il Monte Smenn e lo aveva raggiunto.

Felice del suo arrivo, smenn lo accarezzò e spazzolò a lungo e gli tolse i finimenti, lasciandolo libero di pascolare nei dintorni, poi si accomodò e attaccò il pesce ormai cotto a puntino. Dalla fiasca bevve un paio di sorsi di un vino particolare, che si portava appresso da tanto tempo. Lo teneva per le occasioni speciali, e sentiva di dover festeggiare.

Quel mondo così silenzioso lo aveva accolto con durezza ma con amicizia, sfamandolo e regalandogli la sensazione che sarebbe stata la sua casa per molto, molto tempo….

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